Les Halles di Clisson: il mercato coperto in legno del XIV secolo
A Clisson ci sono andato per la città: il castello sopra il fiume e le vedute sulla valle. Ma la cosa più antica che quella mattina mi sono ritrovato quasi tutta per me non era di pietra. Era di legno.
Les Halles di Clisson sono un mercato coperto in legno del 1376-1377, uno dei più antichi di Francia: sotto le sue capriate i mercati si tengono ininterrottamente da oltre seicento anni. Non è un museo all'aperto: sotto le travi medievali ancora oggi, due volte alla settimana, si vendono verdura, formaggi e pesce, esattamente come ai tempi in cui la sala era nuova.

Il mercato che nacque da una tassa
Il nome è il più banale che potesse toccarle: les halles in francese vuol dire semplicemente mercato coperto e lo hanno centinaia di edifici in tutto il paese, compreso quello famoso di Parigi. Più eloquente è la piazza su cui sorge: place du Minage prende il nome dal minage, la tassa medievale sul grano venduto, misurato con unità chiamate mine. Fu proprio per quei tributi che alla fine del XIV secolo i signori di Clisson fecero costruire la sala: un mercato sotto il proprio tetto e a pochi passi dal proprio castello significava un'entrata sicura. L'età esatta del legno si è saputa solo nel 2016, quando i dendrocronologi hanno contato gli anelli di accrescimento: le querce, i castagni e gli abeti delle capriate furono abbattuti nel 1376 e nel 1377, più di cent'anni prima che Colombo salpasse per l'America.

Come una sala di legno è sopravvissuta all'incendio della città
Che una costruzione in legno resista sei secoli e mezzo non è scontato, e a Clisson men che meno. Durante le guerre di Vandea, nel 1793, il generale Kléber fece incendiare la città per rappresaglia: bruciò per dieci giorni e quel che restava lo finirono un anno dopo le "colonne infernali" repubblicane. Il mercato, sulla carta l'edificio più infiammabile della città, ne uscì quasi intatto: entrambi gli eserciti nemici lo usavano come rifugio e come accampamento e i soldati repubblicani tenevano lontano dall'edificio proprio gli incendi che avevano appiccato loro stessi. Su una cosa sola, quindi, le due parti della guerra civile andarono d'accordo: un tetto sulla testa fa comodo a tutti.
La città che oggi circonda il mercato è quindi più giovane del mercato stesso. Clisson, ormai spopolata, fu ricostruita dopo il 1798 dai fratelli Cacault di Nantes insieme allo scultore Lemot e, siccome entrambi arrivavano dall'Italia, la tirarono su alla toscana: mattoni sottili, archi, coppi. La "cittadina italiana" che oggi riempie le cartoline è dunque una ricostruzione nata dalle ceneri: di originale sono rimasti due edifici, il castello e il mercato. Quest'ultimo è il più antico dei quattro mercati coperti in legno conservati nella Bretagna storica; quello di Questembert, di cui pure si parla più spesso, è più giovane di quasi duecento anni.

Mercato il martedì, mercato il venerdì e il vino dietro l'angolo
Il mercato ha due ritmi. Il martedì mattina si vende solo sotto la sala ed è un mercato raccolto; il venerdì il mercato, con un centinaio di venditori, si riversa dalla sala nelle vie circostanti. Sui banchi ci sono prodotti da forno freschi, formaggi stagionati, verdura di stagione e pesce della Loira. Quello che nella Repubblica Ceca è tornato nelle piazze solo con i mercati contadini, qui non se n'è mai andato. E chi alza gli occhi dai banchi verso le colline fuori città vede dei vigneti: Clisson è uno dei comuni che nella denominazione Muscadet Sèvre-et-Maine possono scrivere in etichetta il proprio nome. L'uva del bianco leggero da abbinare al pesce cresce letteralmente dietro l'angolo.
A Clisson vale la pena fermarsi anche dopo la spesa. Il castello era la sede della famiglia il cui figlio più celebre, Olivier de Clisson, arrivò alla carica di conestabile di Francia e si guadagnò il soprannome di Macellaio; sotto le mura la Sèvre Nantaise si infrange su una briglia e dall'alto la città compone un quadro per cui vale la pena scendere dal treno. Da Nantes ci sono circa quindici collegamenti diretti al giorno e il viaggio dura un quarto d'ora. Una volta all'anno la tranquilla cittadina di settemila abitanti cambia faccia: al festival metal Hellfest arrivano oltre 240.000 persone, più di trenta volte gli abitanti di Clisson. Per il resto dell'anno la città appartiene ai venditori del mercato, al vino e ai gitanti.

Una mattina nella sala vuota
A Clisson sono arrivato proprio così, in treno da Nantes per una gita di mezza giornata, e il mercato faceva parte della città tanto quanto il castello. Sono arrivato la mattina presto, quando la sala era ancora quasi vuota, e per un po' sono rimasto lì sotto le capriate a guardare il mercato che si animava lentamente. I venditori erano gentili anche con un visitatore che si guardava intorno più di quanto comprasse; ai banchi dei formaggi e dei prodotti da forno offrivano piccoli assaggi e i prezzi erano gli stessi che in qualsiasi altro posto in Francia. La cosa più impressionante di quel posto è un pensiero semplice: il luogo è lo stesso, l'edificio è lo stesso, i venditori e i prodotti sono gli stessi di seicento anni fa, solo che al posto dei cesti di vimini e della paglia ci sono cassette di cartone e di plastica. Sei secoli, qui, si vedono soprattutto negli imballaggi.
