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Dan Špaňhel Aggiornato Nessun commento

Lo ammetto subito, senza farmi pregare: sono più tipo da salato che da dolce. Poi però arrivo a Istanbul o a Palermo, passo davanti alla prima vetrina di una pasticceria e addio buoni propositi. In viaggio i dolci sono per me la guida più rapida: di un Paese raccontano più di tanti monumenti e costano pochi spiccioli. Dessert, pasticcini, biscotti, torte, caramelle e souvenir dolci dei miei viaggi li raccolgo proprio sotto questo tag.

Una sola eccezione me la concedo fin dall'inizio: su questo sito il gelato è un capitolo a sé - lo trovi sotto il tag gelato, qui non me ne occuperò.

Macaron francesi colorati.
Macaron francesi colorati.

Turchia: la superpotenza dove i dolci sono una cosa seria

Se dovessi nominare un solo Paese in cui la pasticceria è una disciplina nazionale, direi la Turchia. Qui regna la baklava, e sulla sua paternità i turchi litigano con greci, arabi, armeni e persiani. L'ho assaggiata nelle strade affollate di Istanbul, nei villaggi di montagna dell'Armenia e nelle antichissime città dell'Iraq, e ogni Paese la prepara un po' a modo suo. A Istanbul vado a mangiarla nella pasticceria self-service Karaköy Güllüoğlu, aperta dal 1843: prendi un vassoio, passi davanti alle vetrine e ti ritrovi al tavolo con una montagna di baklava e un tè bollente.

Ma in Turchia la baklava è solo l'inizio. In tutti questi anni mi è rimasta impressa soprattutto una cosa: i dolci turchi migliori si servono caldi. Il künefe, un dolce di sottili fili di pasta e formaggio fuso, me l'hanno preparato al momento sulla griglia nel mio ristorante preferito di Istanbul: il formaggio filava esattamente come deve e la pasta era ben cotta, non molle. E in uno dei mercatini gastronomici più piccoli di Istanbul ho assistito a tutto lo spettacolo della preparazione del pişmaniye, lo zucchero filato turco: quattro omoni in camice bianco tiravano a ritmo un enorme anello di pasta di zucchero e, finito il lavoro, hanno subito distribuito i pezzi agli spettatori. Era più morbido e più burroso di qualsiasi cosa comprata al supermercato e in bocca si scioglieva in un secondo.

Baklava: l'abbinamento ideale per la baklava è un tè turco bollente. Nel piattino a sinistra la baklava fredda, in quello a destra vari tipi di baklava tradizionale.
Baklava: l'abbinamento ideale per la baklava è un tè turco bollente. Nel piattino a sinistra la baklava fredda, in quello a destra vari tipi di baklava tradizionale.
Künefe: il dolce turco al formaggio.
Künefe: il dolce turco al formaggio.

Konya: dolci dopo mezzanotte

I ricordi dolci più strani me li ha lasciati Konya, in Anatolia. È l'unica città al mondo in cui ho mangiato un dolce dopo mezzanotte in una pasticceria notturna. Aspettavo il pullman notturno per la Cappadocia, le strade erano deserte per un freddo insolito e la pasticceria specializzata in katmer e künefe sembrava un faro: dentro faceva un bel caldo e c'era profumo di burro. Il katmer, una sfoglia sottile ripiena di pistacchi e di kaymak, la densa panna turca, si cuoce solo al momento - e caldo, dopo mezzanotte, è buono il doppio.

Per la specialità di Konya, il saç arası, una girella fritta alle noci bagnata nello sciroppo, sono andato nel locale specializzato Karamanoğlu Tatlıpark. Il sapore era fenomenale, tanto che il giorno dopo ci sono dovuto tornare. E nel tradizionale locale specializzato in zuppe Tarihi Konya Kellecisi ho avuto l'ennesima conferma che il fırın sütlaç - il budino di riso turco ripassato al forno in una ciotola di terracotta, con una crosticina scura, quasi nera, al centro - potrei mangiarlo a qualsiasi ora.

Saç arası: la girella turca fritta alle noci.
Saç arası: la girella turca fritta alle noci.
Sütlaç: il budino di riso turco.
Sütlaç: il budino di riso turco.

Iran: pistacchi, acqua di rose e un trono per la baklava

La baklava turca è più famosa, ma a dirla tutta: sul trono della mia classifica personale siede la baklava iraniana. Gli iraniani sono maestri assoluti dei pistacchi e la loro baklava di solito è più delicata, meno affogata nello sciroppo e letteralmente imbottita di pistacchi verde smeraldo. Tutta la cucina iraniana profuma di acqua di rose, zafferano e cardamomo - e nei dolci lo si sente più che mai.

A Yazd, città delle torri del vento e dei pasticceri, mi sono concesso il qottab, fagottini fritti ripieni di frutta secca, in abbinamento perfetto con il caffè di Yazd. Anche se è un dolce fritto, non mi è sembrato per niente unto né pesante. Sempre lì si produce il pashmak, lo zucchero filato iraniano, parente stretto del pişmaniye turco - la versione all'acqua di rose è la mia preferita e mi riporta dritto all'infanzia, alle sagre di paese in Repubblica Ceca. 😊 E poi il sohan, il caramello allo zafferano di Qom, e il gaz, il torrone di Isfahan a base di pistacchi e albumi - per me, lo confesso, fin troppo appiccicoso, ma in Iran ha un esercito di fan.

Qottab: friabili dolcetti iraniani con ripieno di frutta secca, qui ben chiusi a forma di fagottino e ricoperti di zucchero a velo. Sullo sfondo una delle tante torri del vento di Yazd.
Qottab: friabili dolcetti iraniani con ripieno di frutta secca, qui ben chiusi a forma di fagottino e ricoperti di zucchero a velo. Sullo sfondo una delle tante torri del vento di Yazd.

Mondo arabo: halva, datteri e un braccio della signora

In Iraq ho imparato che il dolce nazionale può chiamarsi "braccio della signora": è proprio questa la traduzione di znoud el sit, un rotolino fritto di pasta sottile ripieno di crema di panna di bufala. A Gerusalemme, al mercato serale Mahane Yehuda, passavo tra le bancarelle con i blocchi di halva al sesamo - appena preparata è più umida e il sesamo ha una nota leggermente amara che lo zucchero non copre, ma si limita ad arrotondare.

In Tunisia, invece, vince la semplicità. A Sidi Bou Said ho preso un bambalouni, una ciambella di pasta fritta cosparsa di zucchero, in un locale aperto dal 1932 - ed era perfetto. Un po' più in là, nella città santa di Kairouan, mi hanno regalato più volte il makroudh, un dolcetto a forma di rombo ripieno di pasta di datteri. Il dolce come gesto di ospitalità: in Nordafrica lo impari in fretta.

Bambalouni: il tipico dolce fritto tunisino.
Bambalouni: il tipico dolce fritto tunisino.

Italia: la pasticceria dietro le mura del monastero

Quando viaggio in Italia ho una regola: al massimo un cannolo al giorno. Non per disciplina, ma per pura fisica: dopo il primo sei già al tappeto. Il migliore, quello che ricordo ancora oggi, me l'hanno farcito al momento nella pasticceria del monastero I Segreti del Chiostro a Palermo, che segue le ricette delle monache di clausura. La scorza scrocchiava e si sbriciolava, la ricotta era fresca e meno zuccherata di quella che si usa di solito in pasticceria - la crema sapeva di latte, non di zucchero. Da allora è il metro di paragone per ogni cannolo che mangio in Italia.

A Palermo i pasticceri sanno fare anche un grande gioco di prestigio: la frutta martorana. Limoni, mandarini e pannocchie di marzapane che a un metro di distanza non sapevo distinguere dalla merce della bancarella davanti alla porta - li ha traditi solo il cartellino scritto a mano, con un prezzo che nessun limone in Sicilia si sognerebbe di chiedere. Il mattino italiano, poi, è del cornetto: a Villasimius, in Sardegna, al Panificio Frau ho provato uno dopo l'altro tutti i ripieni, perché scegliere era semplicemente impossibile. Ha vinto il pistacchio. A Matera, invece, quattro generazioni di pasticceri della Pasticceria Schiuma tengono alta la bandiera della zeppola fritta alla crema - un locale che firma i suoi dolci con un cuoricino di cioccolato evidentemente ci crede.

Frutta martorana: mele di marzapane siciliane.
Frutta martorana: mele di marzapane siciliane.

Francia e penisola iberica: macaron, canelé e cheesecake bruciata

I macaron colorati farciti di crema oggi li conosce tutto il mondo. A me però ha conquistato di più la loro bisnonna: i macarons de Saint-Émilion, macaron del convento in un solo pezzo e senza ripieno, che ho comprato direttamente nel laboratorio di Nadia Fermigier, oggi custode della ricetta. Mandorle macinate più grossolanamente di quanto mi aspettassi, una superficie che scrocchiava e dentro un impasto umido con un retrogusto amaro di mandorla. A Bordeaux c'è poi il canelé con la sua crosta caramellata che scrocchia già quando lo stringi tra le dita, e a Parigi il Paris-Brest, una ciambella di pasta choux con crema di nocciole tostate. Il mio, assemblato al momento nella storica Auberge Pyrénées Cévennes, era squisito.

In Spagna ho due vette. A San Sebastián mi sono seduto al bar La Viña, dove la cheesecake basca bruciata è stata inventata alla fine degli anni Ottanta - la fetta me l'ha portata il proprietario in persona, le parti bruciate sapevano di caramello e il centro era ancora quasi liquido. E a Madrid, alla Chocolatería San Ginés, ho inzuppato i churros in una cioccolata densa come un budino tiepido. Per inciso: i churros sono una colazione, non un dessert - se al ristorante li trovi tra i dolci, la cucina lavora per i turisti. In Portogallo, poi, al mercato di Porto ho scoperto i beijinhos de amor, i "baci d'amore", che si sposano a meraviglia con un bicchierino di Porto. La confezione prometteva una conservazione di diversi mesi. Non ne ha avuto l'occasione.

Paris-Brest: la sezione mostra lo strato di crema pralinata.
Paris-Brest: la sezione mostra lo strato di crema pralinata.
Cheesecake basca: una fetta con la crosta bruciata e il cuore cremoso.
Cheesecake basca: una fetta con la crosta bruciata e il cuore cremoso.

Europa centrale e orientale: bomboloni, pan di zenzero e una resa

In Polonia ho capito perché sui bomboloni non si discute: i pączki li trovi con decine di ripieni, freschi e con una dose tutt'altro che modesta di marmellata dentro. A Toruń c'è poi il pan di zenzero, che qui si prepara dal XIII secolo - la forma più amata, le katarzynki, sarebbe nata per caso, quando la figlia del fornaio usò una tazza di stagno al posto dello stampo.

La bulgara Varna mi ha poi riservato una sconfitta personale che porto con orgoglio. Alla Pasticceria Kramer sono entrato con l'handicap di chi preferisce il salato - e la torta garash di noci e cioccolato fondente mi ha conquistato proprio perché non era stucchevole. L'amante del salato ha capitolato. In Armenia, al monastero di Haghartsin, ho assaggiato la gata cotta nel forno a legna, con sei tipi di ripieno, e al monastero di Tatev le suore mi hanno regalato una piccola gata cosparsa di sesamo, benedetta da padre Mikayel. A Skopje, invece, vale il detto della Čaršija: chi non ha assaggiato i padobranci da Rigara è come se non fosse mai stato nella vecchia Čaršija - ecco, io ci sono stato ufficialmente. E per tutti i Balcani si allunga la scia del trileçe, un pan di Spagna imbevuto di tre tipi di latte, che in Turchia mi servivano ricoperto di latte condensato.

Garash: una fetta della torta bulgara a strati con glassa al cioccolato.
Garash: una fetta della torta bulgara a strati con glassa al cioccolato.
Gata: la classica versione rotonda del dolce armeno, con la superficie ben dorata.
Gata: la classica versione rotonda del dolce armeno, con la superficie ben dorata.

Cosa mi porto a casa

I dolci sono il mio souvenir più frequente: sopravvivono al viaggio e come regalo fanno più piacere di una calamita. Dalla Turchia porto il lokum, preferibilmente al gusto di melagrana, ai pistacchi e all'uvetta selvatica. Dall'Iran il sohan e il gaz, dalla Sardegna i gueffus - palline di mandorle avvolte in cartine colorate con le estremità sfrangiate, che sembrano le caramelle della nonna. Da Londra, nei giorni dell'incoronazione di Carlo III, mi sono portato una scatolina di fudge alla panna con la corona sul coperchio; le "caramelle" sono sparite in un lampo. E il ricordo più caro tra i souvenir? Il makroudh tunisino che ho ricevuto in regalo.

Lokum: confezione regalo di lokum di qualità del pasticcere Adnan Efendi (Konya).
Lokum: confezione regalo di lokum di qualità del pasticcere Adnan Efendi (Konya).

E a casa? La torta soffice alla ricotta

Dopo tutti questi viaggi, a casa ho un punto fermo molto semplice: tra i miei dolci preferiti c'è sempre la torta soffice alla ricotta versata in teglia, un classico della cucina casalinga ceca. E quando in Repubblica Ceca ho voglia di un dolce con una storia, prendo una cialda termale di Karlovy Vary - il suo sapore mi è tornato in mente all'improvviso a qualche migliaio di chilometri di distanza, assaggiando il dolce iraniano koloocheh. Insomma, i dolci girano il mondo volentieri quanto me. E tu, da quale cominceresti?

Dan Špaňhel

Dan Špaňhel

Sono Dan. Scrivo solo di quello che ho assaggiato di persona - dalla bancarella di strada alla stella Michelin. Per il buon cibo ho girato mezzo mondo e ho provato di tutto - possibile e impossibile.

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Lisnato: i prodotti da forno di pasta sfoglia

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