Trandafirată: il liquore di petali di rosa
La rosa rumena porta scritto nel nome il numero dei suoi petali. Il rumeno ha preso in prestito la parola trandafir dal greco triantáfyllo, letteralmente "trenta foglie" - e la varietà da cui si prepara la bevanda porta l'epiteto latino Trigintipetala, a trenta petali. Lo stesso nome, due volte, in due lingue diverse. La trandafirată è un liquore dolce di petali di rosa, un classico casalingo della cucina rumena e della cucina moldava: i petali si lasciano riposare una settimana con zucchero e limone, perché sprigionino il profumo e mantengano il colore rosa, poi si coprono di acquavite o vodka e restano a macerare per altre due o tre settimane.

Una parola, due bevande
C'è però un intoppo: sulle due sponde del Prut la stessa parola indica due cose diverse. In Romania la trandafirată oggi è soprattutto una limonata estiva - petali, acqua, miele e limone, qualche giorno di fermentazione, una parente leggermente frizzante della socată di sambuco; sono gli stessi siti rumeni a precisare che, anche se il nome fa pensare all'alcol, non ce n'è nemmeno una goccia. In Moldavia, invece, la parola la trovi soprattutto sulle bottiglie di liquore - è così che la riportano i menu e i negozi. E le bevande alle rose non sono solo una passione rumena: la cucina bulgara distilla nei dintorni di Kazanlăk la gyulovitsa, una rakija di fiori della rosa da olio, e la cucina turca ha il gül likörü, un liquore di rose le cui rose crescono soprattutto intorno a Isparta. La storia, intanto, si è concessa un bello scambio: Isparta ricevette i suoi roseti nel 1888 proprio da Kazanlăk - e la gyulovitsa bulgara porta a sua volta il nome turco della rosa, gül.
La rosa che si raccoglie con la rugiada
La trandafirată non nasce dal fioraio. Si prepara con la rosa damascena, che in Romania e in Moldavia chiamano trandafir de dulceață, la rosa da confettura - le rose dei mazzi in vendita sono selezionate per l'aspetto, trattate con i pesticidi e nel vasetto non ci vanno. I petali si colgono la mattina presto, finché sono ancora bagnati di rugiada, e i cespugli fioriscono solo due o tre settimane a cavallo tra maggio e giugno; chi se li lascia sfuggire deve aspettare un anno. L'insidia della ricetta sta nella base bianca del petalo: rende amaro il liquore, e per questo si stacca a mano, petalo dopo petalo. La pazienza, qui, è un ingrediente come un altro.
La bottiglia rosa di Bulboaca
A produrre la trandafirată su scala commerciale ci ha pensato la liquoreria della cantina Castel Mimi a Bulboaca - la stessa che mette a macerare anche la nucată di noci acerbe. La Trandafirată Domnească ha 17 gradi, 130 grammi di zucchero per litro e petali raccolti a mano nel distretto di Anenii Noi; secondo il produttore, ci vuole circa un anno prima che l'infuso arrivi a maturazione. L'elenco degli ingredienti in etichetta nasconde però un piccolo paradosso: accanto all'infuso di petali di rosa, dentro c'è anche un infuso di bacche di rosa canina - di nuovo la rosa, quindi, stavolta con i suoi frutti, che in Repubblica Ceca quasi tutti conoscono soprattutto come tisana per il raffreddore. Insomma, qui non si butta via niente, dal fiore al frutto.
Si beve come liquore da dessert: fredda, in piccole dosi, con il caffè o con un dolce, oppure nei cocktail. Non serve comprare la bottiglia intera: nei ristoranti di Chișinău i liquori Domnească si servono al bicchierino, quindi per un primo assaggio basta ordinarne uno con il dessert.

Il set di un amico in terrazza
La trandafirată l'ho assaggiata a Chișinău, sulla terrazza della catena La Plăcinte (vedi Dove mangiare a Chișinău). Un mio amico aveva ordinato il set di degustazione dei liquori Domnească: un supporto di legno con la scritta Licoare impressa a fuoco e tre bicchierini a stelo sottile da 40 ml - la nucată ambrata, la vișinată quasi nera e la trandafirată rosa. Di quello alla rosa ho bevuto appena un sorso. Il sapore era davvero insolito: fruttato, come quello delle caramelle dure alla frutta. Il set di tre liquori costava 60 MDL (2,90 EUR). In Romania, con lo stesso nome, ti avrebbero potuto portare tranquillamente una limonata; a Chișinău erano diciassette gradi di alcol, anche se solo per un sorso.