Litchi: il frutto tropicale che alle Mauritius matura per Natale
Il contadino all'albero non ci è andato con un cesto, ma con le forbici. L'albero stava sotto una rete bianca, come sotto una zanzariera, e il contadino, arrivato al grappolo, i frutti non li ha staccati: ha tagliato tutto il rametto, foglie comprese. Qui il litchi si taglia.
Il litchi (in cinese 荔枝, in creolo letchi) è il frutto di un albero cinese che alle Mauritius si è ambientato al punto che ogni dicembre l'isola gli dedica le bancarelle lungo le strade e un posto sulla tavola di Natale: sotto la buccia rossa e bitorzoluta, che non si mangia, c'è una polpa bianca e traslucida stretta intorno a un unico nocciolo marrone. Dolce, succosa, con un profumo che i produttori di bibite imitano da decenni senza mai azzeccarlo.

Il nome che spiega quelle forbici
La parola è cinese e in francese arrivò attraverso i resoconti di viaggio portoghesi nella forma lechia; più interessante del percorso è il significato. Una delle antiche interpretazioni cinesi legge lizhi come "staccato dal ramo", e nel IX secolo il poeta Bai Juyi ci aggiunse che il frutto, una volta colto, cambia colore in un giorno e sapore in tre. Un appunto di milleduecento anni fa e un contadino con le forbici dicono la stessa cosa: dopo la raccolta il litchi non matura, imbrunisce soltanto, e il rametto con le foglie gli regala qualche giorno in più. Per questo alle Mauritius non si vende al pezzo, ma a grappoli, e la buccia è l'unica data di scadenza che nessuno può riscrivere.
La patria del litchi è il sud della Cina, dove ancora oggi cresce la maggior parte del raccolto mondiale. Alle Mauritius il litchi è un frutto importato, diffuso in tutte le Mascarene: la Riunione e il Madagascar lo ricevettero nello stesso periodo e dalle stesse persone, così per una volta qui nessuno litiga su a chi appartenga. Parenti stretti ne ha nella famiglia delle Sapindacee: il longan, liscio e marrone, che chiamano occhio di drago, e il rambutan peloso, il cui nome in malese significa semplicemente "capello".

Chi portò il litchi sull'isola e chi oggi lo manda in Europa per Natale
Alle Mauritius il litchi non lo portarono i cinesi, anche se verrebbe da pensarlo: i mercanti cinesi arrivarono sull'isola cent'anni dopo l'albero. Nel 1764 lo portò qui il naturalista Charpentier de Cossigny, nell'ambito della campagna di acclimatazione dell'intendente Pierre Poivre, che sull'isola fece piantare oltre 650 nuove specie vegetali - il giardino botanico di Pamplemousses, a nord, ne è il monumento. La leggenda che il litchi si porta dietro dalla Cina ha più di mille anni: pare che la concubina Yang Guifei si facesse portare i frutti freschi dal sud fino alla capitale con una staffetta di cavalieri, e da allora i poeti non gliel'hanno mai perdonato. Gli storici discutono ancora da quale provincia venissero quei frutti; sul fatto che fosse uno sfarzo furono subito tutti d'accordo.
L'isola esporta centinaia di tonnellate all'anno e il resto del raccolto, migliaia di tonnellate, se lo mangia da sola. Il litchi natalizio sui banchi europei viene dal Madagascar, che detiene circa un terzo dell'export mondiale, e dalla Riunione; le Mauritius il loro se lo tengono in casa.


Le reti contro le volpi volanti e la buccia come data di scadenza
La rete sopra l'albero non serve contro la grandine. Il litchi maturo piace agli uccelli e soprattutto alla volpe volante maggiore delle Mascarene, il pipistrello della frutta endemico dell'isola, e la polemica intorno a questo animale ha spaccato l'isola tra coltivatori e ambientalisti. Nel 2015 il governo fece abbattere oltre trentamila volpi volanti per salvare il raccolto di manghi e litchi; gli ambientalisti obiettarono che nessuno aveva mai contato davvero quella popolazione e che una rete tesa come si deve ottiene lo stesso risultato senza sparare. L'albero sotto la zanzariera è quindi una tecnica agricola e allo stesso tempo una presa di posizione. E poi bisogna vendere in fretta: un giorno o due dopo la raccolta la buccia è ancora rossa, poi comincia a imbrunire e con lei cambia anche quello che c'è dentro.
La stagione comincia a fine novembre e tocca il culmine a dicembre, così alle Mauritius il litchi fa parte del Natale con la stessa naturalezza con cui da noi in Repubblica Ceca ne fanno parte i biscotti - solo che qui si mangia all'aperto, sul ciglio della strada e a grappoli. Davanti ai frutteti ci sono le bancarelle, ai mercati di Port Louis e Curepipe i mucchi stanno su un letto di foglie e nell'insalata con il mango finisce senza tante cerimonie. Si compra guardando la buccia: rosso acceso ed elastica vuol dire stamattina, che imbrunisce vuol dire la settimana scorsa, e il prezzo scende a ogni chilometro di distanza dagli alberghi turistici. In Repubblica Ceca il litchi lo conosciamo soprattutto nella versione sciroppata, servita in coppetta che negli anni Novanta ogni ristorante cinese serviva come dessert; quella pallina bianca era litchi più o meno come la pesca sciroppata è una pesca.


Il litchi dall'albero e il litchi dalla cassetta
Nel frutteto sono entrato previo accordo con i coltivatori del posto, in piena raccolta, ed è un lavoro davanti al quale il prezzo smette di sembrare alto: forbici e un grappolo dopo l'altro, sotto la rete. Un frutto tagliato un minuto prima me l'hanno messo direttamente in mano. La buccia ha ceduto sotto l'unghia con un solo movimento, la polpa era più fresca dell'aria e ha scricchiolato prima di lasciare andare il succo, e dietro la dolcezza è rimasto un ritorno acidulo che nel litchi non avevo mai sentito prima. Non si può paragonare a nulla di ciò che arriva fino a noi in Europa. Il litchi comprato qualche giorno dopo aveva già la buccia più scura, la polpa più molle e il sapore più piatto - sempre un buon litchi, solo ormai lontano dal ramo. Un chilo costa 150-300 MUR (3-6 EUR); più ci si allontana dalle rotte turistiche, più il prezzo si avvicina alla cifra più bassa. Chi vuole sapere che sapore ha davvero il litchi deve arrivarci prima che la buccia imbrunisca - e questo si può solo dove cresce.