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Covrigi: i bretzel rumeni

Dan Špaňhel Romania Aggiornato Nessun commento

Covrigi Calzi Miki a Iași è grande quanto un'edicola un po' più larga e l'unica cosa che occupa spazio al suo interno è il forno. Si resta in piedi sul marciapiede e attraverso la vetrata si guarda la griglia da cui escono gli anelli dorati appena sfornati, e sotto le scatole di cartone dove cadono a decine. Qui in vetrina non c'è la merce, c'è la produzione.

Il covrig, al plurale covrigi, è un anello di pasta di frumento lievitata cosparso di semi di papavero, sesamo o sale grosso, cotto fino a doratura e venduto da una finestrella: il pezzo più economico della cucina rumena. Un ceco lo chiama bretzel e non sbaglia di molto, solo che questo si mangia la mattina andando al lavoro, non la sera con la birra. Almeno oggi non più.

Covrigi: il panificio Calzi Miki a Iași.
Covrigi: il panificio Calzi Miki a Iași.

Che cosa significa covrig e dove si sforna l'anello con il buco

Il nome è preso in prestito, e per giunta da tutt'altro pane. Il dizionario esplicativo della lingua rumena fa risalire covrig al bulgaro kovrig e più indietro all'antico termine slavo che indicava il pane rotondo: solo che la kovriga bulgara e russa è ancora oggi una pagnotta che sfama tutta la famiglia, mentre il covrig rumeno lo finisci in tre minuti correndo verso l'autobus. Della pagnotta bulgara in Romania sono rimasti il nome e il buco in mezzo. Il rumeno ha anche il modo di dire a ajunge la covrigi, finire ai covrigi, che vuol dire ridursi sul lastrico. Il covrig è insomma l'ultima cosa che ci si può permettere quando non ci si può più permettere niente.

Si sforna in tutta la Romania e con lo stesso nome anche oltre il Prut, a Chișinău. L'anello con il buco è però un patrimonio comune a tutta l'area che va da Cracovia a Istanbul, e ogni cucina lo fa a modo suo: la cucina turca passa il suo simit nella melassa d'uva prima di infornarlo e lo copre di sesamo, quella bulgara conosce, dalla stessa matrice ottomana, il gevrek, l'obwarzanek di Cracovia e con esso tutta la famiglia del bagel si lessano in acqua prima della cottura e il bretzel tedesco si immerge nella liscivia, ed è per questo che è marrone scuro. Il covrig sta nel mezzo: in molti panifici prima di infornarlo lo scottano brevemente in acqua e bicarbonato, le ricette rumene lo chiamano covrigi opăriți, ed è da lì che arrivano la lucentezza e la crosta elastica.

Covrigi: la versione salata cosparsa di semi di papavero.
Covrigi: la versione salata cosparsa di semi di papavero.
Covrigi: la versione salata cosparsa di semi di girasole.
Covrigi: la versione salata cosparsa di semi di girasole.

Il trucco dell'oste di Buzău

Nessuno sa datare il primo covrig rumeno, in compenso tutti sanno dove lo fanno meglio. La capitale dei covrigi è Buzău, nel sud-est del paese, e lì la storia comincia intorno al 1800 nel mercato dove si erano stabiliti commercianti bulgari, serbi e greci. Gli osti greci, si racconta, offrivano ai clienti un anello salato come esca: a chi lo mangiava veniva sete e ordinava del vino. Il covrig de Buzău, sottile e croccante, ha dunque per antenato un trucco da osteria - e il museo di Buzău ammette di non averne prova scritta. Di documentato c'è solo quello che è arrivato due secoli dopo: nel 2018 i covrigi de Buzău ottennero un marchio riconosciuto dallo Stato e da esca per il vino diventarono un nome protetto.

Covrigi: la variante con lo zucchero caramellato.
Covrigi: la variante con lo zucchero caramellato.
Covrigi: la variante ripiena di marmellata di prugne.
Covrigi: la variante ripiena di marmellata di prugne.

Papavero, sale e kefir: di che cosa è fatto il covrig e come si mangia

La ricetta di Buzău è quasi offensivamente breve: farina, acqua, lievito, un pizzico di zucchero e sale, niente uova, niente grassi. Tutto il resto lo fanno il forno e la copertura - papavero, sesamo, girasole o sale grosso, sparsi così fitti che sotto non si vede l'anello. Il sacchetto di bretzel salati che in Repubblica Ceca sta sul bancone del bar accanto alla birra è in fondo un covrig essiccato e ridotto a un decimo; in Romania l'hanno lasciato grande e fresco e l'hanno mandato in strada. Le versioni ripiene - cioccolato, zucchero caramellato, marmellata di prugne, confettura di amarene o un würstel cotto dentro come un hot dog rumeno - sono una novità degli ultimi anni e la tradizione di Buzău non le conosce.

Il covrig è cibo per chi sta andando da qualche parte. Si compra la mattina dalla finestrella di una covrigărie mentre si va al lavoro o a scuola, in stazione prima del treno, e non lo accompagna il caffè ma il kefir: la bottiglietta di latte fermentato insieme all'anello salato è, secondo i sondaggi rumeni, tra le colazioni più diffuse del paese. La catena più grande, Luca, ha portato l'anello semplice a 1,99 lei, un terzo in meno del prezzo abituale, e ha reso ancora più economico il cibo già più economico del paese. L'unica regola che vale la pena ricordare: il covrig si compra dove si vede il forno, e si mangia finché è caldo.

Covrigi: la variante ripiena di confettura di amarene.
Covrigi: la variante ripiena di confettura di amarene.
Covrigi: il ripieno di confettura di amarene in sezione.
Covrigi: il ripieno di confettura di amarene in sezione.
Covrigi: la variante ripiena di würstel, l'hot dog rumeno.
Covrigi: la variante ripiena di würstel, l'hot dog rumeno.

Una finestra sul forno a Iași

A Iași i covrigi li compravo soprattutto nei panifici Petru, che hanno filiali in tutta la città - e solo una volta tornato a casa ho scoperto che genealogia avesse quell'azienda locale: il fornaio Petru aprì il suo primo panificio a Iași nel 1939 e oggi la rete conta oltre settanta punti vendita in tutto il paese. Per quello più rinomato però sono andato da Calzi Miki (vedi Dove mangiare a Iași), il panificio di cui ho parlato all'inizio. Il covrig al papavero era ancora caldo: crosta sottile e croccante, il papavero che cadeva a ogni morso e dentro una pasta elastica come pane fresco. Il cartellino accanto al forno annunciava covrigi mari, i pezzi grandi, a 1,5 RON (0,30 EUR). In rumeno, per dire bancarotta, esiste l'espressione finire ai covrigi. A Iași ci finivo volontariamente anche più volte al giorno.

Dan Špaňhel

Dan Špaňhel

Sono Dan. Scrivo solo di quello che ho assaggiato di persona - dalla bancarella di strada alla stella Michelin. Per il buon cibo ho girato mezzo mondo e ho provato di tutto - possibile e impossibile.

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