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Idee per mangiare in giro per il mondo | pagina 51 di 66

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Sarde a beccafico: le sardine siciliane ripiene di pangrattato e uvetta

Le sarde a beccafico sono sardine siciliane aperte a libro, farcite di pangrattato tostato con uvetta e pinoli e infornate con la codina all'insù, perché ricordino l'uccellino da cui prendono il nome. Palermo le inforna, Catania le frigge con il caciocavallo, Messina le passa nel pomodoro. Le ho comprate ai mercati del Capo e di Ballarò, due pezzi per un euro.

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Mercato di Ballarò: dove Palermo fa colazione

Il più antico e il più grande dei mercati storici di Palermo lo senti prima di vederlo: i venditori decantano la merce con un grido cantilenato, l'abbanniata. Tra le bancarelle friggono le panelle, si taglia il polpo bollito e sul ghiaccio aspettano le ostriche. Qui la colazione te la componi da solo, dai gamberi crudi alla ricotta al forno con il miele: basta passare da una bancarella all'altra.

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Caponata: le verdure siciliane in agrodolce con le melanzane

La caponata è un piatto siciliano in agrodolce a base di melanzane fritte, sedano, olive e capperi in salsa di pomodoro con aceto e zucchero, servito freddo come antipasto. Il nome glielo avrebbe dato un pesce pregiato che finiva sulle tavole dei baroni, ma i linguisti ci vedono un cappone di galera. Perché la melanzana si frigge a parte, perché la caponata dà il meglio di sé il giorno dopo e che sapore aveva in un ristorante di Palermo.

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Ristorante Al Vecchio Club Rosanero: la trattoria del calcio a Palermo

La piccola trattoria in una traversa di via Maqueda è dedicata in ogni angolo al Palermo calcio - e dalla cucina escono porzioni enormi a prezzi che in centro è difficile trovare. Perché qui mezza porzione significa porzione normale, che cosa c'entrano le maglie rosanero con i liquori della famiglia Florio e quanto è costata una cena per due con sette piatti?

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Arancini: le palle di riso fritte siciliane

Gli arancini sono palle di riso allo zafferano, farcite con il ragù di carne o con altri ripieni e impanate: lo street food più famoso della Sicilia. Palermo la fa rotonda e la chiama arancina, Catania lo fa appuntito come l'Etna e lo chiama arancino; e su quella sola lettera l'isola litiga da decenni. E il più antico dizionario siciliano li conosce come dolce.

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Cannoli: i dolci siciliani alla ricotta

I cannoli sono croccanti cilindri di sfoglia fritta riempiti con una crema di ricotta di pecora, il dolce più famoso della Sicilia. Il nome viene dalla canna su cui un tempo si arrotolava l'impasto, la storia dalle leggende sull'harem di Caltanissetta e dalle pasticcerie dei monasteri. Si riempiono solo al momento di venderli, altrimenti la scorza si ammorbidisce - ed è proprio da questo che si riconosce una buona pasticceria.

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I Segreti del Chiostro: la pasticceria del monastero a Palermo

La pasticceria I Segreti del Chiostro a Palermo la tradisce solo un'insegna davanti al monastero di Santa Caterina. Dentro, seguendo le ricette delle monache di clausura, si preparano cannoli, cassata e minne di Sant'Agata - dolci che per secoli si vendevano attraverso la ruota ricavata nel muro. E insieme al dolce arrivano il giardino del chiostro e la vista dal tetto del monastero.

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Stigghiola di vitello: budella di vitello grigliate alla siciliana

La stigghiola di vitello è l'intestino tenue di vitello arrotolato su uno spiedo e grigliato sulla brace di carbone, uno street food di Palermo che oggi appartiene a tutta la Sicilia. Dopo la griglia si taglia a pezzi, si sala, si irrora di limone e si mangia con le mani, senza contorno. Il nome deriva dal termine latino che significa budellino, la storia dal quinto quarto: tutto quello che al macello restava ai più poveri.

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Stigghiola: le budella di agnello alla brace in Sicilia

La stigghiola è un piatto dello street food siciliano fatto con il budello di agnello o di capretto, pulito, arrotolato attorno a cipollotto e prezzemolo e cotto sulla brace di carbone di legna. Appartiene alla cucina del quinto quarto e si griglia in tutta l'isola, a Messina con il nome di tajuni. Si serve calda, solo con sale e limone, di solito la sera a una bancarella che si cerca seguendo il fumo.

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Il mercato della Vucciria: dove Palermo fa le ore piccole

La Vucciria non è il mercato più antico né il più grande di Palermo, ma è l'unico finito in un proverbio e in una galleria. Di giorno vicoli assonnati, quattro bancarelle e le pietre sempre bagnate; dopo il tramonto griglie, fumo, musica e folla. Perché, secondo il proverbio, il selciato del mercato non si asciuga mai, che cosa c'entra Renato Guttuso e perché preferisco Ballarò.