Street food | pagina 5 di 7
Nam Wah Snack: bistrò cino-mauriziano a Flic en Flac
Nam Wah Snack è un piccolo bistrò cino-mauriziano sulla strada costiera a Flic en Flac: un bancone, un wok e qualche tavolo sotto i ventilatori. Noodles fritti e lessati, riso fritto e bol renversé si preparano solo su ordinazione, i wonton galleggiano in un brodo di pollo limpido e i bocconcini fritti spariscono spesso dopo le due. Si paga solo in contanti.
Sabich: il panino iracheno con melanzana e uovo
Il sabich è una pita farcita con melanzane fritte, uovo sodo, tahina e amba, la salsa di mango. L'hanno inventato gli ebrei iracheni in Israele: è nato nel 1961 in un chiosco di Ramat Gan e porta il nome del suo primo venditore. Oggi in Israele lo chiamano il panino nazionale e a Gerusalemme c'è un bistro kosher che non cucina nient'altro.
Bourekas: i fagottini di pasta sfoglia farciti
In una panetteria israeliana il ripieno lo indovini dalla forma: il triangolo è formaggio, il quadrato patate. Il bourekas, fagottino di pasta sfoglia friabile, lo hanno portato in Israele gli ebrei sefarditi dall'Impero ottomano - insieme a un nome che, grammaticalmente, è un plurale. E a Gerusalemme c'è un bistro che dal 1959 non fa altro.
Mahane Yehuda: il mercato di Gerusalemme che cambia faccia prima dello Shabbat
Il mercato Mahane Yehuda è il principale mercato di Gerusalemme ovest: oltre 270 bancarelle con olive, spezie e halva, e in mezzo bistro e bar. Il nome lo ha preso in prestito da un quartiere a cui non è mai appartenuto e tutta la sua settimana converge sul venerdì pomeriggio: i saldi prima dello Shabbat, dopo i quali i vicoli stracolmi si svuotano in pochi minuti. Io c'ero.
Pizzeria Timilia: la pizza di grano antico a Palermo
Alla Pizzeria Timilia, in via Maqueda a Palermo, il nome non viene da un cognome ma dalla tumminia, il grano antico siciliano con cui il locale fa tutti i suoi impasti. Qui si sforna la pizza in teglia, venduta a pezzi e a peso, ripassata nel forno poco prima di essere servita. Che formato è, da dove arriva e quanto sono costati i due pezzi che ho scelto in vetrina.
Friggitoria Sfrigola: arancini fritti al momento a Palermo
Street food per cui vale la pena aspettare: la catena palermitana Sfrigola frigge gli arancini solo al momento dell'ordine e ha messo tutta la lavorazione dietro un vetro. Ti racconto chi c'è dietro il locale che prende il nome dal rumore del grasso che sfrigola, perché da loro l'arancina è sempre femmina e che sapore aveva la mia versione con porchetta, formaggio e funghi sott'olio.
Sfincione: l'alta focaccia lievitata di Palermo con cipolla e acciughe
Lo sfincione è l'alta focaccia palermitana dalla mollica spugnosa, con cipolla stufata, pomodoro, acciughe e pangrattato con il formaggio, che nemmeno gli italiani sanno collocare tra la pizza e la focaccia. Il nome "pizza siciliana" gliel'ha dato l'America. Da dove arriva, perché all'inizio era senza pomodoro e che sapore aveva al carretto vicino al mercato del Capo.
Sarde a beccafico: le sardine siciliane ripiene di pangrattato e uvetta
Le sarde a beccafico sono sardine siciliane aperte a libro, farcite di pangrattato tostato con uvetta e pinoli e infornate con la codina all'insù, perché ricordino l'uccellino da cui prendono il nome. Palermo le inforna, Catania le frigge con il caciocavallo, Messina le passa nel pomodoro. Le ho comprate ai mercati del Capo e di Ballarò, due pezzi per un euro.
Mercato di Ballarò: dove Palermo fa colazione
Il più antico e il più grande dei mercati storici di Palermo lo senti prima di vederlo: i venditori decantano la merce con un grido cantilenato, l'abbanniata. Tra le bancarelle friggono le panelle, si taglia il polpo bollito e sul ghiaccio aspettano le ostriche. Qui la colazione te la componi da solo, dai gamberi crudi alla ricotta al forno con il miele: basta passare da una bancarella all'altra.
Arancini: le palle di riso fritte siciliane
Gli arancini sono palle di riso allo zafferano, farcite con il ragù di carne o con altri ripieni e impanate: lo street food più famoso della Sicilia. Palermo la fa rotonda e la chiama arancina, Catania lo fa appuntito come l'Etna e lo chiama arancino; e su quella sola lettera l'isola litiga da decenni. E il più antico dizionario siciliano li conosce come dolce.